Una sciagura senza fine

L'Isis distrugge scultura di un Lamassu (antica divinità assira)

 

Come l’Isis sta distruggendo alcune tra le più grandi bellezze artistiche e paesaggistiche sulla faccia della Terra nell’indifferenza quasi totale del resto del mondo.

L’Isis spaventa l’Occidente, ogni giorno sempre di più. O almeno così vogliono farci credere, visto che la sfida si disputa tra una sola organizzazione terroristico-militare contro una cinquantina di paesi (tra cui super-potenze mondiali). Nel frattempo che i vari Paesi della coalizione anti-Isis trovino un accordo su come intervenire, il califfato avanza sul terreno, causando morte e devastazione.

Ma tra tutto ciò, quello che dovrebbe davvero spaventarci di questa avanzata jihadista è la totale scelleratezza dell’ideologia che la fomenta, che si manifesta anche nella distruzione dei reperti ed edifici archeologici delle antiche e gloriose civiltà che un tempo popolavano il Medio Oriente.

E così chiese, santuari, antichi templi e reperti archeologici vengono distrutti dalla furia ingiustificabile dei miliziani. Le immagini che forse ci hanno colpito di più sono state quelle delle statue distrutte a martellate nel museo di Mosul, delitto accuratamente documentato in un video propagandistico diffuso recentemente. Stessa sorte è toccata anche ai resti della gloriosa città di Hatra (del terzo secolo a.C.), e all’antica città assira di Dur Sarrukin (fondata nel 717 a.C).

Ma la sciagura ha travolto anche l’antichissima tomba di Giona, la Chiesa Verde di Tikrit, le antiche mura della città di Ninive, alcune grandi biblioteche tra le più antiche al mondo, e tantissimi altri luoghi di straordinaria bellezza, che non rivedremo mai più, sopravvissuti ai diversi millenni e conquistatori ma rasi al suolo in pochi giorni dall’Isis. Spicca tra gli scempi degli estremisti islamici la distruzione (immortalata nell’immagine in testa a questo articolo) delle statue dei Lamassu, animali mitologici tra le antiche divinità assire, opere d’arte che difficilmente uno studente tralascia nel percorso di studio durante la sua carriera scolastica.

E se sono inestimabili i danni economici, ancor di più stupisce, seppur non sia certo inusuale, come le ideologie possano offuscare a tal punto la mente dell’uomo da spingerlo a tali violenze. È impossibile camminare tra quei luoghi antichi senza provare emozioni forti e senza rimanere investiti dalla grande responsabilità che una lunga storia come quella dell’umanità affida a ognuno di noi, eppure gli Jihadisti hanno saputo distruggere anche tutto questo.

E noi in Occidente cosa facciamo per evitare una strage del genere? Al momento, aldilà dell’indignazione, non sappiamo esprimere alcuna soluzione efficace al massacro degli uomini e della cultura che avviene in Medio Oriente. Una via d’uscita, se c’è, è innanzitutto politica, poiché non penso che con una nuova guerra possiamo risolvere il caos che con i nostri interventi militari abbiamo contribuito a causare. Stavolta la svolta a questa situazione tocca innanzitutto ai popoli dell’Asia minore, che devono decidere se vogliono davvero un lieto fine o se tutto sommato il califfato è utile a cristallizzare problemi secolari e tensioni interne.

La soluzione può anche arrivare dalle grandi potenze, ma difficilmente potrà prescindere dai diretti interessati. Il tempo è però poco: nuove città e luoghi di fascino millenario verranno travolti uno dopo l’altro, e noi frattanto non mancheremo di esprimere ogni possibile monito di orrore e indignazione.

 

Curiosità:

Distrutta la città di Nirmud, ecco i fantastici reperti che non vedremo mai più. Dal Sole 24 Ore, 09.03.15