Le 10 frasi più belle del Madiba (e cosa significano)

Nelson Mandela (1918-2013)

 

 “Provare risentimento è come bere tutti i giorni veleno, sperando che uccida il tuo nemico”. Lo diceva Nelson Mandela, dopo 27 anni a Robben Island che avrebbero “avvelenato” chiunque. Libertà intellettuale, tenacia, speranza: la forza del Madiba si trascrive nelle frasi che hanno segnato la sua vita.

Ecco 10 tra le più significative

di Alberto Magnani

1.«Le difficoltà piegano alcuni uomini ma ne rafforzano altri. Non esiste ascia sufficientemente affilata da poter tagliare l’anima di un peccatore che continua a provare, armato solo di speranza, con la convinzione che alla fine riuscirà a rialzarsi»

In psicologia si chiama resilienza: reagire ai traumi, rafforzarsi nelle sofferenza e nelle crisi di identità. Mandela è sopravvissuto a 27 anni di carcere a Robben Island, senza negare il suo progetto politico e “rialzandosi” fino alla liberazione nel Sud Africa dal regime di apartheid. Tra le migliaia di letture sfogliate in cella, il Madiba amava ricordare una poesia: “Invictus”, di William Ernest Henley. “Mai sconfitto”, “indomito”, “imbattuto”, come il leader che ha rivoluzionato la storia dell’Africa e del mondo. Il titolo è stato ripreso da un lungometraggio di Clint Eastwood del 2009, dedicato al processo di pacificazione tra afrikaaner e popolazione nera. Nella pellicola, è lo stesso Mandela a recitare i versi di Henley.

2. «Se potessi ricominciare da capo, farei esattamente lo stesso. E così farebbe ogni uomo che ha l’ambizione di definirsi tale»

Mandela, nel 1985, rifiutò la proposta di una libertà condizionata in cambio di una rinuncia formale alla lotta armata. Le azioni dimostrative del Madiba, negli anni che avrebbero preceduto arresto e incarcerazione, si basavano comunque su sabotaggi e tecniche di guerriglia senza vittime. L’Anc non sposava integralmente la non violenza, ma nelle operazioni di Mandela non si prevedevano bersagli umani.

3. «Mi piacciano gli amici dalle menti indipendenti che ti consentono di vedere i problemi da angolazioni diverse»

Angolazioni diverse, storie diverse, colori diversi. Mandela si è circondato di amicizie e rapporti eterogenei, dai primi scampoli di attivismo alla breve esperienza come presidente del Sud Africa. Il Madiba ricordava del suo primo giorno di studi, alla facoltà di legge, quando un compagno di corso afrikaneer abbandonò la sua sedia “irritato” dalla presenza del futuro leader anti-apartheid. In una conferenza tra quelle stesse aule, mezzo secolo dopo, Mandela avrebbe cercato (senza trovarlo) il suo ex collega: “Mi dispiace. Avrei voluto stringerli la mano e dirgli che non serbavo rancore”. A un anno dalla liberazione, nel 1989, Mandela incontrò e dialogo personalmente con Pieter Willem Botha, architrave politica del nazionalismo afrikaaner e vero e proprio simbolo dell’apartheid. L’incontro, che pure si “mantenne nel gelo”, anticipava il rilascio di Mandela e il nuovo corso del Sud Africa.

4. «I veri leader devono essere in grado di sacrificare tutto per la propria gente»

Il Madiba lo ripeteva negli anni di Robben Island. Non lo avrebbe dimenticato nell’ascesa politica, anche ammettendo gli errori: Mandela si accollò le responsabilità di alcuni deficit del suo mandato, come una politica economica/sociale più timida del previsto e misure non del tutto efficaci nel contrasto dell’Hiv. Non ha seguito l’esempio l’African National Congress, il suo partito. Dal ritiro in poi, i “discendenti” politici del Madiba hanno ribaltato le linee guida del leader e frantumato il movimento tra scontri interni e casi (perseguiti) di corruzione.

5. «L’educazione è l’arma più potente che si può usare per cambiare il mondo»

Mandela, che pure si era unito al braccio armato dell’African National Congress, professava la nonviolenza e intuiva la potenza d’urto di informazione ed educazione di una maggioranza nera schiacciata dalle barriere (istituzionali e sociali) degli afrikaneer. Hanno inciso gli anni di formazione, tra college cattolici e la facoltà di legge che lo avrebbe laureato e portato all’apertura del primo studio legalo nero di Johannesburg, nel 1952. Mandela ha arricchito il suo background, già profondo, negli anni di carcere. Tra le mura di Robben Island, il futuro presidente sudafricano imparò a perfezione anche l’afrikaaner, sfruttando la “la lingua degli oppressori” per dialogare con i secondini.

6. «Ho imparato che il coraggio non è la mancanza di paura, ma la vittoria sulla paura. L’uomo coraggioso non è colui che non prova paura ma colui che riesce a controllarla»

Nell’autobiografico “Lungo cammino verso la libertà” (1995), Mandela descrive così l’educazione emotiva che l’ha segnato. Anche fuori dalla militanza politica e dagli anni di Robben Island: nella vita privata, Mandela ha incrociato la delusione amorosa con la rottura da due mogli, i dubbi per una gestione imperfetta dell’Anc e delle questioni famigliari. Buona parte delle pagine confluite nel romanzo vennero scritte su bigliettini e pezzi di carta nei 27 anni di detenzione.

7. «Provare risentimento è come bere veleno sperando che ciò uccida il nemico»

La citazione, riportata prima, descrive l’inesistenza di qualsiasi risentimento negli atteggiamenti (e nella dialettica politica) di Mandela. Il Madiba ha sempre respinto la logica del “risarcimento da vendetta”, e la costituzione della Truth and Conciliation Commission (la Commissione Verità e Riconciliazione) ne è l’esempio più tangibile. Alcuni hanno criticato l’esperimento, considerato “insufficiente” di fronte ai trascorsi più feroci del regime segregazionista. Ma di fatto la Commissione ha migliorato i rapporti ancora in bilico tra le due anime del Sud Africa e soprattutto registrato con maggior precisione le violazioni di diritti umani perpetrate fino ai primi anni ’90.

8. «Odio intensamente le discriminazioni razziali, in ogni loro manifestazione. Le ho combattute tutta la mia vita, le continuo a combattere e lo farò fino alla fine dei miei giorni»

L’unico “odio” del Madiba non poteva che riversarsi sul contrasto alla discriminazione razziale, molla della sua straordinaria esistenza. La generazione post apartheid è nota come “born free”: nati liberi.

 

9. «Una buona testa ed un buon cuore sono sempre una formidabile combinazione»

Nella vita privata, Mandela era descritto come un uomo “senza odio”. Mediaticamente, il suo sorriso è tra i più celebri della storia. Si potrebbe aggiungere “una buona forma”, perché il Madiba era appassionatissimo di sport: dal pugilato, praticato negli anni dell’università, al rugby. La vittoria della nazionale sudafricana nei mondiali del 1995 è stata eletta a simbolo della nuova stagione sudafricana.

10. «Sembra sempre impossibile finché non viene realizzato»

L’impossibile era un Sud Africa libero dai ghetti razziali. La realizzazione è il presente, con tutti gli ostacoli ancora in piedi nell’unificazione post apartheid. Il Madiba si rifaceva a Ubuntu, la «filosofia umana» dell’Africa a sub-sahariana. Una regola d’esistenza basata su compassione e rispetto per l’altro, descritta da un aforisma che dice già tutto su Mandela: «Io sono ciò che sono per quello che tutti siamo».