Don Primo Mazzolari

«Lui aveva il passo troppo lungo e noi si stentava a tenergli dietro.
Così ha sofferto lui e abbiamo sofferto anche noi. Questo è il destino dei profeti»
(Paolo VI)
 
Nacque al Boschetto, una frazione di Cremona, il 13 gennaio 1890, da un’umile famiglia che si sosteneva mediante il lavoro dei campi.Nel 1912 fu ordinato prete. Per l’occasione egli tornò in famiglia, a Verolanuova e ricevette l’ordine sacro dal vescovo di Brescia. Nel suo percorso fu particolarmente ostacolato dalle idee e dalle ‘imposizioni’ di Pio Divenuto prete, don Primo si trasferì a Cremona, rivestì inoltre la carica di prefessore di lettere nel seminario e diventò anche missionario.Scoppiata la Prima Guerra Mondiale, si intendeva sostenere l’intervento militare italiano nella guerra al fine di eliminare per sempre le forme di militarismo simboleggiate dalla Germania e per contribuire ad instaurare un nuovo regime democratico e di collaborazione internazionale in tutta l’Europa. La guerra comportò però subito un atroce dolore per il giovane prete. Nel novembre 1915, infatti, morì sul Sabotino l’amatissimo fratello Peppino, il cui ricordo rimase sempre vivissimo in don Primo. Smobilitato nell’agosto 1920, don Mazzolari chiese al suo vescovo (mons. Giovanni Cazzani) di non tornare all’insegnamento in seminario, ma di essere destinato al lavoro pastorale tra la gente.

A Cicognara don Primo si fece le ossa come parroco, sperimentando iniziative, riflettendo, annotando idee e, soprattutto, cercando forme nuove per accostare tutti coloro che si erano ormai allontanati dalla Chiesa. Per diffondere le sue idee rischiò ripetutamente la vita, in particolare quella sera in cui venne chiamato alla finestra e riuscì a non farsi colpire da tre proiettili.

Gli anni Trenta furono per lui molto ricchi di opere. Nei suoi libri, egli tendeva a superare l’idea della Chiesa come ‘società perfetta’ e si confrontava onestamente con le debolezze, le inadempienze e i limiti insiti nella stessa Chiesa. Negli scritti di don Mazzolari era inoltre presente l’idea che la società italiana fosse da rifondare completamente sul piano morale e culturale, dando maggiore spazio alla giustizia, alla solidarietà con i poveri, alla fratellanza. Idee simili lo costrinsero inevitabilmente a fare i conti con la censura ecclesiastica e con quella fascista.

Usando sempre il suo caratteristico linguaggio, che puntava direttamente a suscitare l’emozione nel cuore, senza voler indugiare nell’analisi scientifica o sociologica, don Mazzolari pubblicò negli anni Cinquanta altre opere significative.

Libri a parte, don Primo spendeva le sue ultime energie per affrontare temi nuovi e conoscere problemi sociali anche lontani.

Proprio alla fine della sua vita cominciò a venire qualche gesto significativo di distensione nei suoi confronti. Nel novembre del 1957 l’arcivescovo di Milano mons. Montini (il futuro papa Paolo VI) lo chiamò a predicare alla Missione di Milano, una celebre iniziativa straordinaria di predicazioni e interventi pastorali. Nel febbraio 1959, infine, il nuovo papa, Giovanni XXIII, lo ricevette in udienza in Vaticano, lasciando in don Primo un’intensa emozione.Ormai però la salute del parroco di Bozzolo era minata e logorata. Don Primo Mazzolari morì infatti poco tempo dopo, il 12 aprile 1959.
tratto da: “fondazionemazzolari.it”

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